Storia stereotipata di un ragazzo plusdotato


Ogni mattina Mario si sveglia alle 7:04, sempre un minuto prima della sveglia perché, come dice sua mamma, l'uccello mattiniero becca il verme. Poi fa una colazione sana con il pane di segale e la tisana del mattino. Poi prende i vestiti dalla sedia della sua scrivania: camicia bianca a righe nere, pantaloni color cachi, cintura di cuoio e gilet di lana di colore blu sbiadito. Ha solamente più paia di questi vestiti, gli altri capi di abbigliamento non gli piacciono.

Si fa accompagnare dalla mamma a scuola in macchina e si siede al suo posto in prima fila. Il suo compagno di banco si era staccato, così sta da solo. Tanto del suo compagno di banco non gli importa, così come di tutti i suoi compagni di classe. Lui, in fondo, è più intelligente!

Il suo banco è pulito e ordinato come un tavolo di un ristorante di haute cuisine, con penne, matita e bianchetto tutte fuori dall'astuccio, posizionate in ordine di frequenza di utilizzo; l'astuccio e il diario posizionati sempre ai lati opposti del banco e sempre orizzontali per ottimizzare lo spazio. Le cinque ore volano, le lezioni sono così stimolanti e i prof sono così simpatici e preparati, la mano di Mario prende appunti tutto il tempo con la sua penna stilografica, da bravo studente con la media del dieci e con la lode in matematica, e poi non disturba mai la lezione se non per dire alla prof di matematica che ha sbagliato il calcolo.

La mamma poi lo viene a prendere: gli aspetta un bel pranzetto col minestrone. Si sintonizza su Focus e guarda un altro documentario. Quando il documentario finisce, Mario inizia a fare i compiti e a studiare. Trenta minuti dopo ha già finito (senza sforzo, come sempre), così prende dalla sua libreria, con i libri tutti in ordine alfabetico un saggio di Stephen Hawking e si mette a leggere. Lo avrà letto già mille volte, ma non lo stanca mai. Finito (di nuovo) il libro, continua la costruzione del suo robot da combattimento. Alle 18:30, però, deve smettere: la mamma ha preparato la cena

Finita la cena, guarda Superquark (Mario non manca mai l'appuntamento) e poi a letto: domani c'è la verifica di matematica, e Mario non vede l'ora.

Questa spesso è l'immagine che la nostra società e i mass media hanno dei ragazzi gifted. Un'immagine che, come tutti gli stereotipi, non è affatto accurata e fedele alla realtà. Eppure la gente non sa che Mario è solo uno stereotipo: per molti Mario è la realtà.

Questa è una delle ragioni per cui molti, troppi ragazzi plusdotati non vengono riconosciuti e passano inosservati a genitori e insegnanti, non consapevoli delle loro necessità.

Probabilmente da qualche parte c'è un ragazzo uguale identico a Mario. I plusdotati, però, non sono composti solo dai suoi cloni. Siamo infatti, come ogni altra minoranza, un gruppo variegato di persone.

Analizziamo, quindi, questi stereotipi, e vediamo quanto veritieri essi siano veramente.

Innanzitutto, non tutti i ragazzi plusdotati vanno bene a scuola. Spesso, infatti i plusdotati non studiano e non si impegnano per la mancanza di stimoli, e non è vero che tutti i ragazzi plusodati hanno una media eccellente., ed anche pensare che tutti siano geni della matematica è totalment errato, conosco ragazzi plusdotati che hanno il debito o il sei in matematica e il dieci in italiano.

Inoltre, non tutti i plusdotati sono degli ingegneri. Molti plusdotati, infatti, non hanno alcun interesse nella materia. Spesso essi esprimono il loro talento in materie umanistiche e artistiche, come la scrittura, il disegno, la musica, e anche lo sport, contrariamente allo stereotipo che vuole tutti i plusdotati negati in ginnastica. Il problema è che spesso, anche le strutture che servono ad aiutare i ragazzi plusdotati hanno come focus materie come la programmazione di videogiochi o la robotica, mettendo le arti e l'attività fisica un po' in secondo piano.

C'è anche uno stereotipo dei plusdotati che credo nasca piuttosto da un fraintendimento: il plusdotato come persona fredda, distaccata, saccente e senza amici.

Allora, mettiamo una cosa in chiaro: praticamente, non c'è persona plusdotata che sia anche fredda e distaccata. Una parte integrante della plusdotazione, infatti, è avere una sensibilità ed un'empatia molto spiccate. Il problema è che spesso i plusdotati fanno fatica ad esprimere questa sensibilità e quindi risultano freddi e distaccati, non sono neanche persone saccenti, appunto a volte evitano di sfoggiare le proprie conoscenze proprio per evitare di risultare così dato che basta veramente poco per farselo dire.

Abbiamo anche degli amici, forse non tanti, ma li abbiamo e riusciamo ad essere noi stessi con loro, la difficoltà nel farsi degli amici sta più nel trovare argomenti comuni di cui parlare, anche se a volte facciamo finta di conoscere un argomento pur di poter partecipare ad un discorso.

La morale è che per come ogni cosa esisteranno sempre degli steriotipi con cui si dovrà convivere, ma nulla toglie che un giorno i pregiudizi possano finire.


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